Per una didattica della bellezza

ottobre 13, 2015 § 1 Commento

celeste grossi

 éL’utilizzo di musica, poesia e immagini per parlare di Filosofia e Storia è metodo consolidato nella prassi educativa di Claudio Sottocornola, che licenzia una chiavetta Usb con sette ore di Storia e canzoni live. Della pendrive “Una notte in Italia” (in distribuzione gratuita: www.cld-claudeproductions.com) abbiamo parlato con l’autore.

In un contesto culturale che vede il prevalere di un approccio settoriale e parcellizzato al conoscere, la proposta di Sottocornola si muove invece in una direzione globale e interdisciplinare, attraverso l’utilizzo di ricerche e l’attuazione di performance fra musica, filosofia e storia, letteratura, arti visive.

Ci siamo già occupati dell’attività fra didattica ed espressione artistica di Claudio Sottocornola, collaboratore di école, ordinario di Filosofia e Storia nei licei e docente di Storia della canzone e dello spettacolo alla Terza Università di Bergamo. Ora è la volta della pubblicazione su chiavetta Usb delle lezioni concerto tenute dal docente con i suoi allievi nel 2011 per il pubblico dell’Auditorium della Provincia di Bergamo, in occasione dei 150 anni dell’unificazione italiana. «L’occasione di una manifestazione come Expo, che celebra l’eccellenza italiana, – commenta il docente – mi ha indotto a pubblicare su pendrive un archivio relativo alla Storia della canzone popolare in Italia, che include quasi sette ore di live con gli studenti, una cinquantina di canzoni simbolo reinterpretate duettando e interagendo coi ragazzi (che suonano, cantano, ballano, leggono poesie e curano luci e scansione delle immagini), relazioni scritte e impaginate graficamente dagli allievi, dossier relativi a stampa e web, approfondimenti critici, foto, slide show, promo. Abbiamo titolato il tutto “Una notte in Italia”, prendendo spunto dalla celebre canzone di Ivano Fossati.

Quali sono i motivi che ti hanno spinto all’utilizzo della musica pop, rock e d’autore nella tua attività didattica?

La cultura, quanto più è vitale, è di necessità legata al proprio tempo e alle sollecitazioni dell’attualità. Una volta storicizzata diviene istituzionale e museale, viene tramandata nelle scuole e nelle università. Quindi è sacrosanto studiare i classici e custodire la memoria, ma il presente va elaborando, in sinergia con il passato, nuove proposte e modalità espressive, che a loro volta serviranno a definire il tempo storico che noi viviamo come contemporaneo, e verso le cui proposte restiamo spesso inerti e sprovveduti. Ecco, in una società dove media e tecnologie rendono sempre più martellante la comunicazione e tendono a banalizzare ogni manifestazione artistica, tematizzare e studiare il mondo della musica popular è un modo per aumentare la consapevolezza critica dei giovani e la loro sensibilità estetica, ma anche civile, verso il presente.

L’associazione al canto di arte visiva, narrazione storica, reading letterario e coreografie degli studenti, trasformano le lezioni che vediamo nella pendrive “Una notte in Italia” in un vero e proprio spettacolo…

Una lunga esperienza nel mondo della scuola mi ha convinto che i nostri sistemi educativi sono troppo attenti alla formazione dell’intelletto, mentre tendono a ignorare la sensibilità. Il risultato è un tecnicismo esasperato, una settorializzazione delle competenze che può diventare arida. Coinvolgere i ragazzi nella lettura e nella espressione delle emozioni, come il docente in una diversa modalità di trasmissione della cultura, può essere importante. In fondo in ogni essere umano c’è un’artista in cerca di una trasfigurazione: che usi la parola scritta della poesia o la voce nel canto, colori e forme delle arti visive o il corpo nella danza, l’allievo o il docente che divengono medium espressivi perdono la propria passività culturale e acquisiscono un approccio più dinamico e performativo al linguaggio e al sapere, ma anche alla vita.

Le tue lezioni-concerto associano in modo del tutto nuovo sentimento e razionalità, emozioni e riflessione, performance individuale e momento dialogico… Ma il pubblico come reagisce?

Di solito il pubblico è abituato a veder divergere i ruoli del critico e dell’interprete, poi tende ad attribuire al docente un ruolo “istituzionale” ed “eletto”, mentre riserva al cantante di soddisfare una richiesta di “intrattenimento”, giudicata più “bassa” o, come io dico, “popular”. Ma, per certi aspetti, si potrebbe ricordare che Omero, Shakespeare, Verdi erano anch’essi “popular”, perché rappresentavano fenomeni amati dalle masse e immersi nel loro quotidiano. Occorre quindi saldare i due momenti, specie nella società dei consumi, dove qualsiasi espressione artistica, e in particolare quanto è connesso alla comunicazione, tende a diventare semplicemente una variabile di mercato. Il pubblico che partecipa ai miei recital e reading di poesie con gli studenti, di solito segue un percorso di interiorizzazione che definirei terapeutico, fatto di assunzione di consapevolezza e di recupero identitario della propria memoria storica, ma realizzandolo attraverso canzoni, poesie, immagini, si emoziona, si commuove, lo vive nel profondo del proprio universo simbolico e affettivo.

Ricordi qualche esperienza particolarmente significativa in proposito?

Sono colpito quando, ad una lezione-spettacolo, si incrociano pubblici diversi e mi accade di riuscire comunque a coinvolgerli. Nei teatri, scuole, centri culturali ove presento i miei recital, converge sia il giovane pubblico dei liceali e degli studenti universitari, sia quello più maturo, per esempio di Terza Università. È chiaro che il repertorio d’autore degli anni ’60 e ’70, per esempio, è vissuto dai due tipi di utenze in modo diverso, come ricordo o come novità, ma quasi sempre tutti si lasciano coinvolgere dall’esperienza dell’ascolto e delle emozioni, spesso intervengono con domande e osservazioni, allungando anche di molto i tempi del concerto. Qualche anno fa abbiamo tentato un esperimento coraggioso, tenendo un corso di Storia della canzone italiana, con alcune lezioni-concerto, presso la Casa Caprotti-Zavaritt di Gorle (BG), uno splendido luogo di ricovero per anziani, in modo da far confluire lì la più ampia utenza del territorio, per creare nuove sinergie. Ed è stato bellissimo.

Mi pare che la contaminazione dei linguaggi e l’attenzione al contemporaneo siano a tuo avviso le chiavi d’accesso alla nuova didattica?

Credo che l’avvento della multimedialità ci aiuterà sempre più a vedere, valutare e creare in modo olistico e globale, correggendo così in parte l’eccesso di settorializzazione cui è pervenuta la nostra civiltà, e di riflesso la cultura accademica che la rappresenta. Cinema, televisione, pubblicità, rete ci connettono, e spesso in tempo reale, al contemporaneo, nel quale viviamo come in una full immersion. Così l’unica formula in grado di restituirci questa complessità mi pare quella interdisciplinare, che guarda da angolazioni diverse, come musica, poesia e immagini.

 

Cosa rispondi a chi giudica con sospetto il mondo della musica pop, ritenendo che rappresenti e trasmetta una visione della vita effimera e banale?

Le categorie linguistiche che definiscono la cultura di massa e i suoi prodotti sono ancora in divenire, e spesso vengono usate con accezioni diverse. Se con la categoria di pop intendiamo riferirci alle produzioni musicali unicamente finalizzate a commercializzazione e profitto, questo giudizio risulta in gran parte fondato. Ma se consideriamo il termine, come contrazione di popular, in modo estensivo, a designare tutte quelle espressioni artistiche che incontrano produzione industriale e committenza di massa (musica, cinema, televisione, pubblicità), allora la cultura contemporanea, almeno nei suoi aspetti più vitali e condivisi dagli uomini del nostro tempo è popular, e in essa, proprio come accade in tutte le correnti e i movimenti culturali che designano un’epoca, compaiono espressioni alte ed espressioni basse.

Dunque, Vasco Rossi, De André o Ligabue come maîtres à penser?

Come sostiene acutamente anche Maurizio Ferraris, le icone del pop spesso anticipano e manifestano tendenze in atto a livello di società e costume, divenendo specchio e amplificatori del proprio tempo e dei suoi virtuali sviluppi. Rappresentano quindi un carattere, una tipologia umana, bene espressa dal concetto greco di “maschera”, che l’attore tragico indossava in assenza di microfoni, per amplificare la propria voce nell’anfiteatro, ma anche per caratterizzare il proprio personaggio, a sua volta risonanza di un intero mondo. L’analisi della loro iconicità, che include voce, gesto, musica, parole e retropalco, diventa quindi manifestativa di valori relativi al contesto storico ed esistenziale in cui si muovono.

Guarda le foto.

 Bibliografia

Accanto alla sua attività di lezioni concerto, nella sua ricerca interdisciplinare, Claudio Sottocornola utilizza anche scrittura e arti visive, occupandosi in particolare di biografia, cultura pop e tradizione spirituale occidentale, di cui indaga soprattutto il problema del declino del sacro. Segnaliamo, in particolare, Effatà (Marna, 2015), che raccoglie interventi sul territorio in occasione delle varie presentazioni della mostra itinerante “Il giardino di mia madre e altri luoghi”, ma anche la recente traduzione di una silloge delle sue poesie in rumeno, pubblicata con il titolo Fin de siècle (Editura Pim, 2015) dalla rivista bucarestana “Contemporary Literary Horizon”, che ospita autori di ogni parte del mondo. Diverse forme di espressione, ma accomunate da un medesimo fil rouge, la convinzione che, per restituire la complessità del mondo contemporaneo, occorra guardarlo da angolazioni diverse, e quindi anche utilizzando approcci interdisciplinari, come musica, poesia, immagini.

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